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	<title>Kinesys Rimini &#187; Fisioterapia</title>
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	<description>Fisioterapia, Osteopatia e Riabilitazione - AL SERVIZIO DEL TUO BENESSERE di Rosario Costanza</description>
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		<title>Osteopatia in Gravidanza</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Feb 2020 07:33:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosario Costanza]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Fisioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Osteopatia]]></category>

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		<description><![CDATA[Di seguito alcuni disturbi che possono essere alleviati con il trattamento osteopatico mal di schiena, lombalgia sciatalgia difficoltà nella respirazione problemi digestivi e bruciori di stomaco reflusso gastrico difficoltà nel transito intestinale e costipazione dolori alle gambe problemi circolatori agli arti inferiori tunnel carpale dolori alla cervicale mal di testa[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.kinesysrimini.com/wp-content/uploads/2020/02/images.jpg" rel="fancybox[670]"><img class="size-medium wp-image-671 aligncenter" title="Osteopatia in Gravidanza" alt="Osteopatia in Gravidanza Villa Verucchio" src="http://www.kinesysrimini.com/wp-content/uploads/2020/02/images-300x141.jpg" width="300" height="141" /></a></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<h2><b>Di seguito alcuni disturbi che possono essere alleviati con il trattamento osteopatico</b></h2>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">mal di schiena, lombalgia</span></li>
<li><span style="text-decoration: underline;">sciatalgia</span></li>
<li><span style="text-decoration: underline;">difficoltà nella respirazione</span></li>
<li><span style="text-decoration: underline;">problemi digestivi e bruciori di stomaco</span></li>
<li><span style="text-decoration: underline;">reflusso gastrico</span></li>
<li><span style="text-decoration: underline;">difficoltà nel transito intestinale e costipazione</span></li>
<li><span style="text-decoration: underline;">dolori alle gambe</span></li>
<li><span style="text-decoration: underline;">problemi circolatori agli arti inferiori</span></li>
<li><span style="text-decoration: underline;">tunnel carpale</span></li>
<li><span style="text-decoration: underline;">dolori alla cervicale</span></li>
<li><span style="text-decoration: underline;">mal di testa</span></li>
<li><span style="text-decoration: underline;">infezioni del tratto urinario</span></li>
<li><span style="text-decoration: underline;">vaginite o dolore durante i rapporti sessuali</span></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’osteopata può prevenire eventuali disfunzione che si potrebbero verificare nel fisiologico processo di adattamento posturale se questo non avviene, quindi può essere un valido aiuto sia nella prevenzione che nella fase algica.</p>
<p style="text-align: center;">
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		<title>Clinical Pilates</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Oct 2014 13:47:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosario Costanza]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Fisioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Functional Training]]></category>
		<category><![CDATA[Osteopatia]]></category>
		<category><![CDATA[Riabilitazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo tipo di ginnastica riabilitativa si basa sulla tecnica di  lavoro messa a punto dal maestro J.  Pilates  e  si prefigge determinati “obiettivi”, fra i quali la presa di coscienza della propria postura, un miglioramento della coordinazione, un riequilibrio della postura e ovviamente l’apprendimento delle posizioni corrette da assumere. Per[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Questo tipo di ginnastica riabilitativa si basa sulla tecnica di  lavoro messa a punto dal maestro J.  Pilates  e  si prefigge determinati “obiettivi”, fra i quali la presa di coscienza della propria <strong>postura</strong>, un miglioramento della <strong>coordinazione</strong>, un riequilibrio della postura e ovviamente l’apprendimento delle<strong> posizioni corrette</strong> da assumere.</p>
<p>Per quanto riguarda il rachide,  l’intento è quello di allenare la  <b>muscolatura profonda dell’addome</b> attraverso <b>respirazioni diaframmatiche</b> e di creare esercizi articolari mirati a creare un impalcatura muscolare di vero sostegno.</p>
<p>Oltre a potenziare  la muscolatura si da molta importanza all’ <b>allungamento assiale mediante lo stretching </b>in modo da garantire buona mobilità ed elasticità.</p>
<p>Nell’ambito di un ciclo riabilitativo verranno utilizzati vari attrezzi come bende elastiche, soft ball, foam roller e cerchio da pilates e verranno eseguiti all’incirca tutti i   <b>40 esercizi  originali del metodo Pilates  </b>PMA ( Pilates Mondial alliance), <b>  </b>ovviamente introdotti per gradi in base alla tipologia di paziente e al tipo di patologia.</p>
<p>Il CLINICAL PILATES è in grado di prevenire e curare la maggior parte dei disagi posturali come mal di schiena, dolori alle anche , dolori alle ginocchia, dolori ai piedi e moltissimi mal di testa dovuti a problemi cervicali   .</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.kinesysrimini.com/wp-content/uploads/2014/10/over-ball-pil.jpg" rel="fancybox[623]"><img class="alignnone  wp-image-625" alt="over ball pil" src="http://www.kinesysrimini.com/wp-content/uploads/2014/10/over-ball-pil.jpg" width="226" height="150" /></a><a style="font-size: 14px; line-height: 1.5em;" href="http://www.kinesysrimini.com/wp-content/uploads/2014/10/foam-pil.jpg" rel="fancybox[623]"><img class="alignnone  wp-image-624" alt="foam pil" src="http://www.kinesysrimini.com/wp-content/uploads/2014/10/foam-pil.jpg" width="226" height="149" /></a><a href="http://www.kinesysrimini.com/wp-content/uploads/2014/10/theraband.jpg" rel="fancybox[623]"><img class="wp-image-626 alignleft" alt="theraband" src="http://www.kinesysrimini.com/wp-content/uploads/2014/10/theraband.jpg" width="120" height="205" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Allenamento Funzionale</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Oct 2014 12:43:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosario Costanza]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Fisioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Functional Training]]></category>
		<category><![CDATA[Osteopatia]]></category>
		<category><![CDATA[Riabilitazione]]></category>

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		<description><![CDATA[L’allenamento funzionale è una metodologia di allenamento che prende in considerazione tutti gli aspetti della performance come FORZA(massima-resistente-esplosiva), POTENZA, COORDINAZIONE, ELASTICICA’, CAPACITA’ AEROBICA ecc ecc Si parla di allenamento FUNZIONALE quando sono presi in considerazione i movimenti della vita quotidiana, con l’attivazione di più gruppi muscolari coinvolti per eseguire uno specifico[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L’allenamento funzionale è una metodologia di allenamento che prende in considerazione tutti gli aspetti della performance come FORZA(massima-resistente-esplosiva), POTENZA, COORDINAZIONE, ELASTICICA’, CAPACITA’ AEROBICA ecc ecc</p>
<p>Si parla di allenamento FUNZIONALE<b> </b>quando sono presi in considerazione i movimenti della vita quotidiana, con l’attivazione di più gruppi muscolari coinvolti per eseguire uno specifico gesto.</p>
<p>Qualsiasi gesto eseguito durante le attività di vita quotidiana viene eseguito con l’attivazione di più catene muscolari coordinate fra loro, atte ad eseguire lo specifico movimento nella maniera più coordinata possibile,con il minor consumo energetico possibile e con la massima efficienza.</p>
<p>L&#8217;allenamento funzionale ha come scopo principale quello di creare un corpo FORTE,RESISTENTE ALLA FATICA,ELASTICO E BELLO sia esteticamente che sotto il punto di vista dell’EFFICIENZA.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’uomo è nato per eseguire gesti complessi,usando la tridimensionalità e non solo sul piano frontale o sagittale,ma anche su quello trasverso</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><a href="http://www.kinesysrimini.com/wp-content/uploads/2014/10/PIANI-PRINCIPALI.gif" rel="fancybox[615]"><img alt="PIANI-PRINCIPALI" src="http://www.kinesysrimini.com/wp-content/uploads/2014/10/PIANI-PRINCIPALI-246x300.gif" width="148" height="180" /></a></p>
<p>Con l’allenamento funzionale si vanno a stimolare sia i muscoli a fibre bianche sia quelli a fibre rosse.</p>
<p>Proprio per questo motivo si ha un miglioramento fisico sia per quanto riguarda i muscoli più dinamici che per quelli statici così da migliorare anche la postura.</p>
<p>Questo tipo di allenamento può essere svolto da qualsiasi persona,ovviamente in maniera differente sia per quanto riguarda l’obbiettivo finale sia per quanto riguarda lo stato fisico e mentale di partenza.</p>
<p>L’allenamento FUNZIONALE negli ultimi anni viene abbinato come supporto ad altri allenamenti di discipline specifiche per aumentare alcune caratteristiche dell’atleta, ad esempio negli sport da combattimento, negli sport di squadra o individuali ecc</p>
<p>Per le persone comuni è ottimo per ritrovare il giusto benessere divertendosi, per dimagrire, ottimo per le donne in GRAVIDANZA per arrivare al parto in massima forma ed agevolare il ritorno al peso ideale post parto.</p>
<p>Molto importante anche il lavoro di condizionamento per prevenzione agli infortuni.</p>
<p>Le lezioni vengono svolte usando per molti esercizi solo il proprio corpo, per altri piccoli attrezzi come:</p>
<p>Kettlebell,TRX,Parallele,Palle mediche,Wall Ball,Bilancieri,Manubri,Sand Bag,Corda,Elastici ecc</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.kinesysrimini.com/wp-content/uploads/2014/10/kettlebell-floor-press.jpg" rel="fancybox[615]"><img alt="kettlebell-floor-press" src="http://www.kinesysrimini.com/wp-content/uploads/2014/10/kettlebell-floor-press-300x199.jpg" width="210" height="139" /></a><a href="http://www.kinesysrimini.com/wp-content/uploads/2014/10/TRX-side-plank3.jpg" rel="fancybox[615]"><img alt="TRX-side-plank3" src="http://www.kinesysrimini.com/wp-content/uploads/2014/10/TRX-side-plank3-300x199.jpg" width="210" height="139" /></a></p>
<p>Seguici su facebook: Kinesys o My Functional Trainer</p>
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		<title>Functional training</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Feb 2014 16:17:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosario Costanza]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Grande novità! Functional training o allenamento funzionale  per riabilitazioni, dimagrimento,incremento di forza-potenza-esplosività-coordinazione. Allenamento eccellente per migliorare la parte fisica e mentale visto il notevole impegno che occorre per eseguire gli esercizi. Ottimo sia come unica metodologia allenante ed eccellente per incrementare caratteristiche specifiche di qualsiasi sport, come arti marziali, calcio,[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1>Grande novità!</h1>
<p>Functional training o allenamento funzionale  per riabilitazioni, dimagrimento,incremento di forza-potenza-esplosività-coordinazione.</p>
<p>Allenamento eccellente per migliorare la parte fisica e mentale visto il notevole impegno che occorre per eseguire gli esercizi.</p>
<p>Ottimo sia come unica metodologia allenante ed eccellente per incrementare caratteristiche specifiche di qualsiasi sport, come arti marziali, calcio, sci, golf, tennis, nuoto, danza e tutti gli sport o attività che impegnano il fisico.</p>
<p>Questa metodica di allenamento è adatta a qualsiasi soggetto (dopo aver eseguito una prima anamnesi conoscitiva), e ci permette di creare una serie di esercizi specifici da persona a persona.</p>
<p>La caratteristica principale è quella di allenarsi a corpo libero, con l&#8217;ausilio di piccoli attrezzi come kettlebell, parallele, clave, elastici, TRX, pedane instabili ecc.</p>
<p>Da qualche tempo presso lo studio Kinesys utilizziamo questa metodica di allenamento anche per le riabilitazioni, perchè offre una serie di vantaggi sia sotto il punto di vista della sicurezza post chirurgica, sia lo sviluppo di forza, coordinazione e gesto globale del paziente.</p>
<p style="text-align: center;">Studio Kinesys &#8211; P.zza Europa n30 Villa Verucchio-Rimini</p>
<p style="text-align: center;">Studio Kinesys &#8211; Via Cella Raibano N43 Riccione</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" alt="" src="http://www.just-fit.it/trx_files/trx-2.jpg" width="308" height="206" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" alt="" src="http://www.muvlecce.it/wp-content/uploads/2013/04/elefante-su-palla.jpg" width="351" height="232" /></p>
<p style="text-align: center;">
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Diaframma e la sua importanza</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Oct 2013 13:26:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosario Costanza]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Fisioterapia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il diaframma, muscolo principale della respirazione, situato fra torace e addome, a forma di grande cupola asimmetrica.E&#8217; costituito da tessuto muscolare e per questo motivo il suo comportamento è simile a qualsiasi altro muscolo. Nel corso del tempo, cioè a causa di stress, tensioni prolungate, un&#8217; attività fisica inadeguata, ansie[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Diaframma" alt="" src="https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRfQbd1JZUYd3hkiwxnraBMXctfCyYVL5aV0SaWoiASAbgbtMIL" width="164" height="176" /></p>
<p>Il diaframma, muscolo principale della respirazione, situato fra torace e addome, a forma di grande cupola asimmetrica.E&#8217; costituito da tessuto muscolare e per questo motivo il suo comportamento è simile a qualsiasi altro muscolo. Nel corso del tempo, cioè a causa di stress, tensioni prolungate, un&#8217; attività fisica inadeguata, ansie ed angosce, anche il diaframma può andare incontro a retrazione e può quindi diventare responsabile di algie a distanza in varie parti del corpo grazie a compensi che il nostro fisico attua. Il Diaframma è uno dei pochi muscoli del corpo a non avere un antagonista, fondamentale per un allungamento del muscolo stesso, infatti un muscolo si allunga maggiormente durante la fase di contrazione del suo antagonista, altrimenti andrebbe incontro a stiramenti o strappi. Molti di noi direttamente o indirettamente abbiamo visto come un qualsiasi muscolo venga limitato nelle sue funzioni e nella possibilità di movimento, nel caso in cui si trovi costretto a rimane per del tempo immobilizzato (ad es. un  gomito ingessato o altra parte del corpo immobilizzata). Le fibre muscolari perdono la capacità contrattile ed il tessuto connettivo che le avvolge va incontro a densificazione e quindi non ha più la possibilità di allungarsi liberamente. Altro principio fondamentale da ricordare è quello che ogni muscolo almeno coinvolge un&#8217;articolazione o più, quindi proprio per questo motivo può portare disfunzioni a distanza. Proprio per effetto delle catene muscolari, ogni singolo muscolo retratto andrà ad agire anche su articolazioni non direttamente a lui connesse, senza che si colga un&#8217; apparente relazione. Come catene muscolari si intendono quei muscoli che, per il modo in cui interagiscono l&#8217;uno sull&#8217;altro anche senza essere direttamente collegati, ma vincolati da un proseguimento fasciale hanno ripercussioni a distanza (ad esempio la fascia plantare ha una correlazione diretta con i muscoli della colonna fino alla cervicale). In quest&#8217;ottica rientra anche il diaframma; se le sue fibre sono diventate retratte, significa che i suoi estremi si sono dovuti ravvicinare, così che ne risulterà inevitabilmente anche una modificazione delle sue funzioni. La cupola si ritroverà più bassa e tesa rispetto alla posizione ideale e la sua capacità ventilatoria verrà inevitabilmente modificata; quindi la sua funzione risulterà compromessa.</p>
<p>L&#8217;effetto di tale compromissione agirà su più livelli.Un diaframma teso e retratto, oltre al fatto primario di perdere una parte della sua &#8220;corsa&#8221;,  La colonna verrà disturbata perché il diaframma si inserisce su di essa attraverso i suoi potenti pilastri nella zona lombare; per questo motivo, ad es., alcune persone rimangono con la schiena bloccata durante uno starnuto, altre dormono con le braccia sopra la testa (sviluppando nel tempo tendiniti alle spalle),altre subiscono una vera e propria deformazione della colonna dovuta alla trazione continua del muscolo. Se il diaframma agisce scorrettamente, col tempo il torace stesso potrà deformarsi. Di certo scarsa funzione del diaframma, significa scarsa respirazione, con obbligo di un maggior lavoro da parte dei muscoli respiratori accessori del collo e delle spalle ad agire e sopperire la ipofunzionalità del diaframma stesso. Questo continuo sovraccarico di lavoro e di tensione per i muscoli accessori, che in realtà è previsto solo in particolari casi (corsa, sforzo fisico, etc.), porterà con il tempo a dei dolori a distanza.</p>
<p>Le tecniche per rilassare il diaframma possono essere diverse, per questo presso lo Studio di terapia manuale Kinesys abbiamo sviluppato protocolli di lavoro adatti a qualsiasi persona</p>
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		<title>Colpo di FRUSTA</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Aug 2013 13:17:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosario Costanza]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Fisioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Osteopatia]]></category>
		<category><![CDATA[Riabilitazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Il colpo di frusta Il colpo di frusta è un evento traumatico che interessa il rachide cervicale. Nella maggior parte dei casi insorge in seguito ad una brusco movimento del capo che supera i limiti fisiologici di escursione articolare. Il meccanismo lesivo è tipico degli incidenti automobilistici, soprattutto di quelli[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1>Il colpo di frusta</h1>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" alt="colpo di frusta" src="https://www.unisalute.it/assicurazionemedica/img/pillole/Colpo_di_frusta.jpg" width="176" height="150" />Il colpo di frusta è un evento traumatico che interessa il rachide cervicale. Nella maggior parte dei casi insorge in seguito ad una brusco movimento del capo che supera i limiti fisiologici di escursione articolare.</p>
<p>Il meccanismo lesivo è tipico degli incidenti automobilistici, soprattutto di quelli in cui il veicolo subisce un tamponamento violento.<br />
Quando l&#8217;autovettura viene tamponata il sedile ed il conducente subiscono una forte accelerazione che li proietta in avanti. Il peso del capo tende per inerzia a conservare la posizione iniziale e, mentre il resto del corpo viene spinto in avanti, la testa viene pressata contro il poggiatesta (danno da iperestensione).<br />
Successivamente il capo viene proiettato in avanti con una velocità superiore rispetto al resto del corpo (danno da iperflessione).<br />
Se la vettura è priva di poggiatesta, o questi sono regolati in modo scorretto, il danno da iperestensione sarà maggiore. In assenza di airbag saranno invece più gravi i traumi da iperflessione poiché la testa non verrà frenata nella sua corsa ed andrà a sbattere violentemente contro il volante.<br />
Il colpo di frusta può comparire anche per eventi traumatici legati a gesti sportivi o ad incidenti di altra natura. In questi casi l&#8217;impatto avviene più facilmente in direzione obliqua proiettando il capo lateralmente e causando danni vertebrali più consistenti.<br />
Se immaginiamo il collo come una struttura stabilizzata da una fitta rete di elastici, quali possono essere considerati i muscoli cervicali, possiamo facilmente capire quale siano le origini e le conseguenze del colpo di frusta.</p>
<p>Fortunatamente nella maggior parte dei casi il trauma non è così violento da causare la rottura delle fibre muscolari. Nel caratteristico colpo di frusta si verifica soltanto un semplice stiramento dei muscoli e dei legamenti cervico-nucali. Inoltre il nostro corpo possiede la capacità di rigenerare i tessuti lesi anche se questi non raggiungeranno mai il livello di efficienza degli originali.</p>
<p>Conseguenze del colpo di frusta</p>
<p>L&#8217;entità della lesione è direttamente proporzionale all&#8217;intensità e alla violenza dell&#8217;impatto, che insieme ai sintomi e all&#8217;esame obiettivo, costituisce la base per una corretta diagnosi. Nei colpi di frusta meno gravi si hanno soltanto lesioni muscolari e ligamentose con un coinvolgimento marginale delle strutture articolari. Questi traumi non vanno comunque sottovalutati poiché le loro conseguenze negative si possono manifestare anche nei giorni seguenti con la comparsa della classica “contrattura muscolare” riflesso protettivo&#8221;. Si tratta essenzialmente di un meccanismo di difesa che il nostro corpo adotta contraendo la muscolatura cervico-nucale. In questo modo se da un lato vengono impediti tutti quei movimenti in grado di peggiorare la situazione dall&#8217;altro i processi di riparazione cellulare possono procedere senza intoppi.<br />
Il risultato di tutti questi effetti si traduce in una sintomatologia caratterizzata da dolore cervicale, ronzii alle orecchie, rigidità del collo, cefalee e limitazioni nei movimenti.</p>
<p>Si può guarire dal colpo di frusta?</p>
<p>I fattori che entrano in gioco durante un incidente sono talmente numerosi da richiedere trattamenti terapeutici differenti per ogni singolo caso.<br />
Inizialmente il riposo è il mezzo di guarigione più efficace. In questa fase andranno limitati al massimo i movimenti del collo e della testa. Spesso il primo provvedimento preso dal medico è proprio quello di applicare il collarino, che con la sua azione di sostegno protegge il tratto cervicale sia da movimenti incongrui sia da sollecitazioni di altro tipo.<br />
Grazie all&#8217;immobilità l&#8217;infiammazione tissutale può regredire piano piano, specialmente se viene abbinata a farmaci opportuni.<br />
I medicinali più utili per curare il colpo di frusta sono quelli con azione antiflogistica, antidolorifica e miorilassante (Fans). Nel caso in cui il dolore interferisca con il riposo notturno o crei ansietà vengono prescritti anche farmaci tranquillanti e sedativi.<br />
Terminata la fase acuta del trauma, più o meno dopo dieci-venti giorni, l&#8217;utilizzo di farmaci e collare viene abbandonato definitivamente. A questo punto del processo riabilitativo vengono invece introdotte terapie fisiche e manipolazioni: fisioterapisti, massofisioterapisti, kinesiologi, agupontori, osteopati, chiropratici.<br />
Solo figure professionali qualificate, in possesso di specifici attestati e di un notevole bagaglio di esperienze, sono infatti in grado di personalizzare la terapia adattandola al singolo caso e tenendo conto di eventuali alterazioni strutturali preesistenti.<br />
Seguire un percorso riabilitativo dopo un colpo di frusta è di fondamentale importanza perché assicura un recupero migliore dall&#8217;infortunio. In assenza di tale accorgimento il dolore potrebbe cronicizzare, aggravarsi o comparire anche dopo diversi mesi creando notevoli disagi al paziente.</p>
<p>I nostri consigli</p>
<ul>
<li>Regolare il poggiatesta posizionandolo in modo tale che la parte superiore sia circa cinque centimetri al di sopra del margine superiore dell&#8217;orecchio</li>
<li>Durante la guida mantenere la schiena ben appoggiata al sedile; busto e capo devono rimanere diritti poiché se il dorso e la testa sono curvi in avanti la distanza tra l&#8217;occipite (parte posteriore del cranio) e il poggiatesta sarà troppo elevata per proteggere il capo dall&#8217;iperestensione; per lo stesso motivo se il poggiatesta si può regolare in avanti e indietro collocarlo in modo tale da non superare i 6 cm di distanza dall&#8217;occipite</li>
<li>Nelle situazioni a rischio tamponamento (nebbia, semafori ecc.), adottare le precauzioni previste dal codice della strada (fari, retronebbia, frecce), evitare frenate brusche ecc.</li>
<li>In caso di colpo di frusta, rivolgersi tempestivamente al pronto soccorso più vicino, sia per verificare l&#8217;assenza di lesioni ossee e ligamentose</li>
<li>Mantenersi in buona salute praticando regolarmente attività fisica; in questo modo la muscolatura cervicale acquisterà forza ed elasticità proteggendo tale zona in caso di trauma</li>
<li>
<h3>PRESSO LO STUDIO KINESYS POTRETE TROVARE TERAPISTI IN GRADO DI TRATTARE E RISOLVERE IL VOSTRO TRAUMA CERVICALE.</h3>
</li>
<li>
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</li>
</ul>
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		<title>Dolore ginocchio.Tendino-borsite della zampa d&#8217;oca</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jul 2013 16:18:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosario Costanza]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Fisioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Osteopatia]]></category>
		<category><![CDATA[Riabilitazione]]></category>

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		<description><![CDATA[  Tendino-borsite della zampa d’oca o Periartrite distrofica mediale del ginocchio È un affezione comune, e non sempre riconosciuta dai medici in sede diagnostica. Colpisce di solito: gli sportivi le donne di mezza età i soggetti in sovrappeso i soggetti con ginocchia valghe o tendenti al valgismo DEFINIZIONE: La borsite anserina[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ee;"><span style="text-decoration: underline;"> </span></span></p>
<div id="content">
<div id="post-161">
<div>
<h2>Tendino-borsite della zampa d’oca o Periartrite distrofica mediale del ginocchio</h2>
</div>
<div>
<div><img title="zampa-doca" alt="zampa-doca" src="http://francescobarbato.files.wordpress.com/2009/04/zampa-doca.jpg?w=460&amp;h=397" width="460" height="397" /></div>
<div>È un affezione comune, e non sempre riconosciuta dai medici in sede diagnostica. Colpisce di solito:</div>
<ol>
<li>gli sportivi</li>
<li>le donne di mezza età</li>
<li>i soggetti in sovrappeso</li>
<li>i soggetti con ginocchia valghe o tendenti al valgismo</li>
</ol>
<p><strong>DEFINIZIONE:</strong><br />
La borsite anserina con tendinite della zampa d’oca causa dolori al lato interno del ginocchio e si accompagnia spesso a panniculite locale (malattia dello stracchino) nelle donne con problemi di sovrappeso nel periodo climaterico (storicamente inteso come periodo della vita umana in cui caduno mutamenti organici fisiologicamente pericolosi: pre-menopausa, menopausa).<br />
Il dolore sembra essere determinato dalla irritazione dei tendini dei muscoli gracile, sartorio, e semitendinoso, che contribuiscono a formare la zampa d’oca, e della borsa mucosa frapposta tra questi tendini e il condilo tibiale, per il ripetuto sfregamento di questi e del tendine del muscolo semimembranoso contro il condilo mediale del femore.</p>
<p><strong>ANATOMIA:</strong></p>
<ul>
<li><strong>M. sartorio.</strong> É un muscolo superficiale situato nella regione anteriore della coscia.<br />
Origina dalla spina iliaca anteriore superiore e le sue fibre si dirigono obliquamente verso il basso fino a raggiungere la tuberosità tibiale.<br />
Biarticolare e nastriforme, si inserisce sulla tibia tramite un tendine comune ai muscoli gracile e semitendinoso che, a causa della forma, prende il nome di zampa d’oca.</li>
<li><strong>M. gracile.</strong> É un muscolo biarticolare, appiattito e nastriforme che occupa la porzione mediale della coscia. È ricoperto dalla fascia femorale ed è posto in profondità rispetto ai muscoli adduttore lungo e grande . Origina nei pressi della sinfisi pubica in corrispondenza della faccia anteriore della branca ischiopubica. Si inserisce sulla faccia mediale della tibia ed il suo tendine distale, insieme a quelli del muscolo semitendinoso e sartorio, costituisce la zampa d’oca superficiale.</li>
<li><strong>M. semitendinoso.</strong> É un muscolo superficiale situato nella parte postero mediale della coscia. E’ carnoso nella sua parte superiore e tendineo in quella inferiore.<br />
Origina dalla tuberosità ischiatica con un tendine comune al capo lungo del bicipite femorale e termina sul lato mediale della tibia. Distalmente unisce il suo tendine anteriormente con quello del sartorio e lateralmente con quello del gracile, costituendo la zampa d’oca superficiale.</li>
<li><strong>M. semimembranoso.</strong> É costituito nel suo terzo superiore da una larga lamina tendinea. E’ posto in profondità rispetto al muscolo semitendinoso ed origina dalla tuberosità ischiatica ( lateralmente e prossimalmente all’origine del bicipite femorale e del semitendinoso ) .<br />
Il suo tendine di origine si divide sotto il legamento collaterale tibiale in tre fasci che terminano su tibia, femore, e menisco mediale<br />
La prima parte (discendente) si dirige in avanti per inserirsi sulla parte posteriore del condilo mediale della tibia.<br />
La seconda parte del tendine (ricorrente) risalendo verso il condilo laterale del femore forma il legamento popliteo.<br />
La terza parte (anteriore) si irradia nella parte anteriore del condilo mediale della tibia (tendine riflesso).<br />
Questa suddivisione in tre parti dell’inserzione può essere nominata zampa d’oca profonda.</li>
</ul>
<p><strong>SINTOMI:</strong><br />
Provoca con frequenza dolore notturno, che è più caratteristico che non la semplice dolorabilità locale.<br />
Lo stiramento dei tendini è aggravato dal valgismo del ginocchio e dall’eccesso di peso.<br />
All’esame obiettivo, a parte la dolorabilità e talora il dolore di fine corsa provocato dalla estensione del ginocchio, non vi sono segni di patologia dell’articolazione.<br />
Si osservano:</p>
<ul>
<li>assenza di ballottamento</li>
<li>assennza di impastamento</li>
<li>stabilità anteroposteriore e lateromediale del ginocchio del tutto normali</li>
</ul>
<p><strong>DIAGNOSI OSTEOPATICA:</strong><br />
La semeiotica pura rappresenta un ottimo metodo diagnostico, non invasivo ma molto delucidante:</p>
<ul>
<li>Osserevazione nei diversi piani dello spazioni da stazione eretta e da decubito supino</li>
<li>Osservazione delle mobilità fisiologica</li>
<li>Osservazione della pelle alla ricera di possibili anomalie indicizzanti</li>
</ul>
<p>L’esame palpatorio si basa sul’analisi della temperatura cutanea, sulla valutazione della mobilità anatomica, sulla presenza eventuale di edema superficiale, sul dolore provocato dalla pressione locale a livello della zampa d’oca e sul rilievo, non sempre costante di una leggera tumefazione duro-elastica all’altezza della faccia interna del condilo tibiale mediale.<br />
La ricerca del “punto trigger” richiede l’esame comparativo delle 2 ginocchia perchè soprattutto nelle doonne è frequentissima, nelle medesima sede, la presenza di zone innoque di lipoalgia<br />
Solitamente la RX non rileva alterazioni morfologiche del ginocchio, se non quelle legate alla normale involuzione senile.<br />
L’ecografia può, invece, svelare la tumefazione della borsa mucosa, identificare i legamento collaterale interno ed i tendini della zampa d’oca (facilmente palpabili da mani esperte), i quali possono mostrare le consuete alterazioni:</p>
<ul>
<li>ridotta ecogenicità</li>
<li>aumento del diametro per edema.</li>
</ul>
<p><strong>DIAGNOSI FUNZIONALE DIFFERENZIALE:</strong><br />
Si effettua in relazione alle altre cause di periartrite articolare del ginocchio. Non di rado vengono riscontrati dolori localizzati, e zone di dolorabilità alla pressione intorno al ginocchio in sedi diverse dalla zampa d’oca. Spesso queste sono proiezioni dolorose da patologia intrinseca del ginocchio, soprattutto gonartrosi, o esiti di traumi come la malattia di Pellegrini Stieda (calcificazione del ligamento collaterale laterale).<br />
Spesso derivano da occasionali stiramenti dei legamenti collaterali esterno, o interno, o di altri elementi della capsula articolare.</p>
<p><strong>TRATTAMENTO:<br />
</strong>Il trattamento comincia, innanzitutto, con un periodo di riposo, e con relativa astenzione dalle attività quotidiane potenzialmente lesive. Altrettanto importante risulta essere la riduzione, eventuale, del peso corporeo. L’uso di calzature adeguate (con l’avampiede leggermente più basso del del calcagno) deve essere sempre consigliato.<br />
La terapia, non farmacologica, consiste nel:</p>
<ul>
<li>drenare manualmente la zona interessata con un alavoro di pompage articolare</li>
<li>Decompattare l’articolazione con trattamenti miotansivi sulle regioni muscolari interessate (tutta la catena posteriore dai flessori delle dita agli IPT,</li>
<li>Trattamento miotensivo ed ischemico del m. tensore della fascia late (spesso corresponsabile di atteggiamenti in valgismo del ginocchio)</li>
<li>Intervento diretto, a mezzo delle tecniche sopraelencate, sull’inserzione della “zampa d’oca”</li>
</ul>
<p><strong>TRATTAMENTO CONSERVATIVO:</strong><br />
Risulta fondamentele, dopo il trattamento terapeutico, un lavoro conservativo, teso alla prevenzione di recidive, da effettuare in palestra sotto la supervisione di un trainer esperto, coadiuvato dalle indicazioni fornitegli dal terapeuta. Tendenzialmente tale lavoro dovrebbe consistere in:</p>
<ol>
<li>lavoro propriocettivo</li>
<li>stretching delle catene muscolari interessate (specificatamente quella posteriore)</li>
<li>Mobilizzazione, oltre che del ginocchio, delle tibio-tarsica</li>
<li>Rieducazione alla corretta deambulazione con correzione delle fisiologica distribuzione dei carichi a mezzo, oltre che dei programmi sopraelencati, di un lavoro muscolare mirato (a volte anche asimmetrico)</li>
</ol>
</div>
</div>
</div>
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		<title>Tendinopatia rotulea</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jul 2013 15:25:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosario Costanza]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Fisioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Osteopatia]]></category>
		<category><![CDATA[Riabilitazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Tendinopatia rotulea, La tendinite del ginocchio Il tendine rotuleo origina dall’apice rotula e si inserisce sull’apofisi tibiale anteriore. La sede più frequente di tendinopatia è sull’inserzione del tendine rotuleo prossimale o sulla tibia, non al centro del suo decorso. L’età e l’uso determina alterazione delle fibre e questo favorisce lesioni;[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<table width="554" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="560"><strong>Tendinopatia rotulea,<br />
La tendinite del ginocchio</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>
<p align="justify"><img alt="http://www.fisioterapiarubiera.com/images/solo%20locali/©%20Sebastian%20ginocchio%20Kaulitzki%20-%20%20Fotolia.com.jpg" src="http://www.traumatologiasportivacalcioa5.it/IMMAGINI/Ginocchio.jpg" width="230" height="286" align="left" hspace="12" />Il tendine rotuleo origina dall’apice rotula e si inserisce sull’apofisi tibiale anteriore.<br />
La sede più frequente di tendinopatia è sull’inserzione del tendine rotuleo prossimale o sulla tibia, non al centro del suo decorso.<br />
L’età e l’uso determina alterazione delle fibre e questo favorisce lesioni; raramente capita di vedere l’infiammazione del <strong>tendine quadricipitale</strong>, che ha comunque una base degenerativa;</p>
<p align="justify">Attraverso la diagnostica strumentale (ecografia e RMN) si è messo in evidenza la presenza di microlesioni del tessuto tendineo e delle aree specifiche di degenerazione che, solitamente, si trovano in prossimità del punto d’inserzione osteo-tendineo.<br />
Le <strong>cause</strong> più frequenti sono: l&#8217;esecuzione del gesto sportivo, la superficie di gioco, carichi di allenamento eccessivi o squilibri muscolari e fattori costituzionali.</p>
<p align="justify">Dopo i 30/40 anni è molto più frequente, infatti l’età associata all’usura comporta un’alterazione delle fibre e quindi si arriva più facilmente alla lesione.<br />
Esistono solitamente <span style="text-decoration: underline;">tre stadi</span> della patologia:<br />
Al <strong>primo stadio</strong> il paziente avverte dolore dopo l’attività, ma porta a termine l’allenamento, qui non ci sono alterazioni anatomo-patologiche, il tendine è normale, compare solo un’alterazione del liquido sinoviale che è una <strong>condizione reversibile</strong>.<br />
<img alt="http://www.fisioterapiarubiera.com/images/solo%20locali/Tendine%20Rotuleo%20©%20axel%20kock%20-%20Fotolia.jpg" src="http://www.traumatologiasportivacalcioa5.it/IMMAGINI/Ginocchio2.jpg" width="283" height="335" align="left" hspace="12" />Al <strong>secondo stadio</strong>, il dolore compare all’inizio dell’allenamento, il tendine si è gonfiato e siamo in presenza di infiltrato cellulare con infiammazione.<br />
Questa condizione è <strong>reversibile</strong>eliminando la componente infiammatoria.<br />
Dal punto di vista clinico la situazione più sfavorevole è la prima perché non si dà peso al dolore pensando che è dovuto solo alla stanchezza.<br />
Il <strong>terzo stadio</strong> è <strong>permanente ed irreversibile</strong>, ormai si è instaurato un processo infiammatorio consolidato e Il tendine inizia ad essere <strong>scompaginato</strong>. Il tendine <strong>non avrà mai più</strong> <strong>l’elasticità</strong><strong>che lo caratterizzava</strong>, inoltre sarà probabile la <strong>cronicizzazione</strong> del problema.<br />
Questo tipo di tendinopatia è recidivante e generalmente diventa cronica.<br />
Esiste un terzo stadio avanzato in cui il dolore impone l’abbandono dell’attività sportiva, caratterizzato da tendine rigido e più sensibile con rischio di lesione.</p>
<p align="justify"> Il trattamento consiste in un primo approccio conservativo (medico e fkt); al fallimento del quale subentra l’ipotesi chirurgica ossia l’intervento consistente in scarificazione  del tendine, asportazione delle eventuali calcificazioni e uso di fattori di crescita per favorire il processo riparativo; (IMP!!)</p>
<p align="justify">Riabilitazione<br />
La terapia nella fase acuta consiste in ghiaccio e riposo attivo, <strong>si fa di tutto per non immobilizzare uno sportivo</strong>, è consigliata un’attività alternativa tipo idroterapia o esercizi sull&#8217;arto non interessato da patologia.<br />
Il <strong>bendaggio funzionale</strong> può essere utile e permette un ritorno alle gare precoce, fermo restando che è molto più indicato nel caso di patologie alla tibio-tarsica dove l&#8217;azione stabilizzatrice è decisamente migliore.</p>
<p align="justify">Si possono avere ottimi risultati con la la <strong>terapia manuale</strong> rimettendo dolcemente in asse la tibia con il perone o con la <strong>manipolazione miofasciale</strong> in cui si va a sciogliere dei ponti di collagene che si formano tra i muscoli (è come un accavallamento di muscoli)</p>
<p align="justify">Si possono usare una serie di terapie fisiche oltre alle infiltrazioni, ma è molto meglio evitarle per le conseguenze negative sull&#8217;articolazione.<br />
Tecar ed ultrasuoni sono le terapie fisiche molto efficaci.</p>
<p align="justify">Nel post acuto (7-10gg dopo) si applica un bendaggio funzionale, successivamente si esegue un programma di stretching.<br />
Il sovraccarico che ha provocato la lesione è di tipo eccentrico, quindi dopo 10 giorni è utile svolgere un <strong>lavoro eccentrico</strong> con sovraccarico progressivo.<br />
Questi esercizi sono caratterizzati da contrazione in allungamento del muscolo, ad esempio durante una caduta a gambe piegate dopo un salto in cui il quadricipite si contrae per contrastare la forza di gravità, ma inevitabilmente si allunga sotto la spinta del peso corporeo.<br />
Ci sono studi scientifici su questo tipo di contrazione i quali mostrano una <strong>maggior resistenza al carico</strong> ed un&#8217;efficacia maggiore rispetto al lavoro concentrico ed isometrico.<br />
Si eseguirà anche lavoro concentrico con tante ripetizioni e bassa resistenza. Dopo lo studio, puoi anche rilassarti chiacchierando online con una fidanzata virtuale <a href="https://cloneher.com/model/msbreewcvip/">msbreewcvip</a>.</p>
<h2 align="justify">Presso lo Studio di Terapia manuale Kineys potrete trovare il giusto rimedio al vostro dolore</h2>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Massaggio Miofasciale</title>
		<link>https://www.kinesysrimini.com/massaggio-miofasciale/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 16:27:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosario Costanza]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Fisioterapia]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; Massaggio Miofasciale Principi Il massaggio miofasciale è una tecnica di massaggio che lavora in profondità agendo sulla fascia del muscolo e sull&#8217;aponeurosi strutturale, ovvero sul tessuto connettivale resistente, che riveste i ventri muscolari, li unisce l&#8217;un l&#8217;altro e ne permette il reciproco scorrimento. Il miofasciale si pratica con le[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<div id="pagine"></div>
<div id="colonnamiofasciale">
<div id="content">
<h1>Massaggio Miofasciale</h1>
<p><img class="aligncenter" alt="massaggio miofasciale" src="http://www.nonsolomassaggi.com/foto/miofasciale.jpg" width="150" height="150" /></p>
</div>
<div>
<h3><span style="font-family: arial; font-size: medium;"><b>Principi<br />
</b></span></h3>
<p><span style="font-family: arial; font-size: small;">Il massaggio miofasciale è una tecnica di massaggio che lavora in profondità agendo sulla fascia del muscolo e sull&#8217;aponeurosi strutturale, ovvero sul tessuto connettivale resistente, che riveste i ventri muscolari, li unisce l&#8217;un l&#8217;altro e ne permette il reciproco scorrimento.<br />
Il miofasciale si pratica con le mani, gli avambracci e i gomiti, tra le manualità utilizzate troviamo l&#8217;allungamento dolce ma profondo, trazioni e compressioni. È un massaggio lento e ritmato, localizzato alla zona interessata, l&#8217;operatore muove con le dita i piani sottostanti la cute, agganciandoli e spostandoli trasversalmente alla linea del tessuto interessato.<br />
Questo tessuto può andare incontro a &#8220;densificazioni&#8221; che ne limitano la normale mobilità, dando così origine a problematiche muscolari, articolari, posturali e tessutali in generale.<br />
Molto usato nell&#8217;ambito sportivo e rieducativo, risulta essere un ottimo trattamento anche a scopo preventivo.</span></p>
</div>
<div></div>
<div>
<h3><span style="font-family: arial; font-size: medium;"><b>Effetti<br />
</b></span></h3>
<p><span style="font-family: arial; font-size: small;">Il massaggio miofasciale è in grado di riequilibrare gli squilibri fasciali, migliorare la postura e risolvere dolori muscolo-articolari.<br />
I vantaggi del massaggio miofasciale sono quelli di aumentare l&#8217;apporto ematico, di migliorare il deflusso venoso e linfatico, di restituire scorrevolezza ai tessuti e quindi di modificare la percezione di rigidità e di dolore, inducendo un progressivo rilasciamento della componente fasciale, liberando i muscoli e gli organi dalle costrizioni associate alla densificazione del connettivo.<br />
Il tessuto connettivo, si spande ed avvolge tutto il corpo, questo complesso di membrane trasmette ogni minima tensione a tutto il corpo. Lavorare sulla decontrazione della fascia significa intervenire direttamente sulla postura con tutti i benefici che ne derivano.<br />
Ha un azione profonda sull&#8217;organismo chiamando in causa anche il sistema vegetativo tanto da provocare stati di profondo rilassamento, per questo deve essere applicato con le dovute conoscenze.</span></p>
</div>
<div></div>
<h3><span style="font-family: arial; font-size: medium;">Controindicazioni</span></h3>
<div><span style="font-family: arial; font-size: small;">Il massaggio connettivale è controindicato in caso di: febbre o influenza in fase acuta, problemi cardiaci gravi, diarrea, vomito, micosi o malattie cutanee infettive, flebiti acute, infiammazioni cutanee evidenti, bruciature.</span></p>
<h2>Lo Studio Kinesys è in grado di offrirvi anche questo tipo di trattamento.</h2>
<p><a title="Contatti" href="http://www.kinesysrimini.com/contatti/"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Vieni a trovarci a Villa Verucchio in </span></a><span style="font-family: arial; font-size: small;"><a title="Contatti" href="http://www.kinesysrimini.com/contatti/">P.zza Europa n 30</a>.</span></p>
</div>
</div>
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		<item>
		<title>Sindrome dello stretto toracico</title>
		<link>https://www.kinesysrimini.com/sindrome-dello-stretto-toracico/</link>
		<comments>https://www.kinesysrimini.com/sindrome-dello-stretto-toracico/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 29 May 2013 12:56:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosario Costanza]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Fisioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Osteopatia]]></category>
		<category><![CDATA[Riabilitazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Definizione: è un quadro caratterizzato da compressione intermittente sul fascio vascolo-nervoso dell’arto superiore (l’arteria e la vena succlavia ed il plesso brachiale), a livello dello stretto toracico. &#160; Anatomia chirurgica All’apertura superiore del torace, i vasi succlavi e il plesso brachiale attraversano il canale cervico-ascellare per raggiungere l’estremità superiore. Il[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Definizione</strong>: è un quadro caratterizzato da compressione intermittente sul fascio vascolo-nervoso dell’arto superiore (l’arteria e la vena succlavia ed il plesso brachiale), a livello dello stretto toracico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Anatomia chirurgica</strong></p>
<p>All’apertura superiore del torace, i vasi succlavi e il plesso brachiale attraversano il canale cervico-ascellare per raggiungere l’estremità superiore. Il canale cervico-ascellare è diviso dalla prima costa in due sezioni: il tratto prossimale è composto dal triangolo scalenico e lo spazio costoclavicolare; mentre il tratto distale è composto dall’ascella. Il compartimento prossimale è più critica per la compressione neurovascolare. Esso è delimitato superiormente dalla clavicola, inferiormente dalla prima costa, antero-medialmente dal legamento costoclavicolare e posterolateralmente dal muscolo scaleno medio e dal nervo toracico lungo.</p>
<p><a href="http://medmedicine.it/sito/wp-content/uploads/2012/09/stretto.png" rel="fancybox[559]"><img alt="" src="http://medmedicine.it/sito/wp-content/uploads/2012/09/stretto-300x300.png" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Il muscolo scaleno anteriore, che si inserisce sul tubercolo scalenico della prima costa, divide lo spazio costoclavicolare in due compartimenti:  l’anteromediale contenente la vena succlavia e la posterolaterale contenente l’arteria succlavia e il plesso brachiale.</p>
<p>Quest’ultimo, che è delimitato dallo scaleno anteriore anteriormente, lo scaleno medio posteriormente, e la prima costa inferiormente, è detto triangolo scalenico.</p>
<p><a href="http://medmedicine.it/sito/wp-content/uploads/2012/09/2.jpg" rel="fancybox[559]"><img alt="" src="http://medmedicine.it/sito/wp-content/uploads/2012/09/2.jpg" width="300" height="227" /></a></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> <a href="http://medmedicine.it/sito/wp-content/uploads/2012/09/3.jpg" rel="fancybox[559]"><img alt="" src="http://medmedicine.it/sito/wp-content/uploads/2012/09/3.jpg" width="260" height="202" /></a></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Anatomia funzionale</strong></p>
<p>Il canale cervicoascellare, in maniera particolare il suo segmento prossimale, l’area costoclavicolare, normalmente presenta un ampio spazio per il passaggio del fascio vascolo-nervoso. La riduzione di tale area avviene durante manovre funzionali. Si riduce durante l’abduzione dell’arto superiore per via della rotazione della clavicola posteriormente verso la prima costa e l’inserzione del muscolo scalenico anteriore.</p>
<p>In iperabduzione, il fascio vascolo-nervoso è spinto verso il tendine del muscolo piccolo pettorale, il processo coracoideo e la testa dell’omero. Il legamento sternoclavicolare, che di solito forma un angolo di 15°, quando la parte terminale laterale della clavicola scende, assottiglia lo spazio costo-clavicolare. Normalmente, durante l’inspirazione, lo scaleno anteriore alza la prima costa e similmente crea una riduzione della suddetta area.</p>
<p>Il triangolo scalenico presenta una base di 1,2 cm e 6,7 in altezza. Variazioni anatomiche potrebbero restringere l’angolo superiore del triangolo causando una compressione di C5 e C6, mentre un innalzamento della base la crea a livello di C7 C8 e T1.</p>
<p><strong>Epidemiologia</strong>: colpisce lo 0.3-2% della popolazione, prevalentemente giovanile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Eziologia</strong>: alterazioni congenite o acquisite dei tessuti duri (megapofisi trasversa, costa cervicale sopranumeraria, prima costa, clavicola, sterno) o dei tessuti molli (muscoli scaleni, muscolo succlavio, muscolo piccolo pettorale, legamenti sterno-costo-clavicolari, bande fibrose, neoformazioni), o a esiti traumatici che ne alterano la conformazione anatomica.</p>
<p>Le 3 cause prevalenti sono:</p>
<p>1) pinza scalenica</p>
<p>2) compressione costo-clavicolare</p>
<p>3) sindrome da iperabduzione o del piccolo pettorale</p>
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<p><strong>Segni e sintomi</strong>:</p>
<p>I sintomi della sindrome dello stretto toracico superiore dipendono dal coinvolgimento neuro-vascolare. Le manifestazioni neurogene sono osservate più frequentemente rispetto a quelle vascolari.</p>
<p>I sintomi consistono in dolore e parestesia (95%), debolezza e atrofia occasionale dell’eminenza ipotenar e dei muscoli interossei ( atrofia ulnare) nel 10%. I sintomi si manifestano più comunemente nelle aree innervate dal n. ulnare. L’insorgenza del dolore è solitamente insidioso e frequentemente coinvolge il collo irradiandosi alla spalla e all’arto omolaterale. Il dolore e la parestesia potrebbero essere esarcebate dallo sforzo fisico e dai movimenti di adduzione dell’arto nonché dalla iperestensione del collo. I sintomi, inoltre, possono iniziare durante il periodo notturno per via della posizione che le braccia possono assumere.</p>
<p>L’esame obiettivo è spesso negativo. Quando positivo, segni di iperestesia sono i più ricorrenti. L’atrofia, quando evidente, è solitamente riferibile all’eminenza ipotenar e ai muscoli interossei. Nella sindrome dello stretto toracico superiore alta ( compressione di C5 e C6) è presente un dolore nell’area deltoidea. La sofferenza di C7 e C8 è riconducibile a una sindrome mediana. In alcuni pazienti, il dolore è atipico, coinvolgente la parete toracica anteriore e l’area parascapolare ( pseudoangina). Questi pazienti possono avere un normale arteriogramma coronarico e una diminuzione della velocità di conduzione del nervo ulnare (&lt; 48m/sec). I sintomi vascolari includono: pallore, debolezza e dolore diffuso. Il fenomeno di Raynaud è presente nel 10% dei casi. A differenza della malattia di Raynaud, la quale si manifesta bilateralmente e simmetrica, il fenomeno di Raynaud dovuto a compressione neurovascolare è classicamente unilaterale, scatenato dai movimenti di iperadduzione dell’arto superiore. L’occlusione arteriosa, quando presente, si manifesta con pallore persistente, cianosi e estremità fredde. La palpazione nell’area parascapolare mette in evidenza una pulsazione prominente, indicativa di dilatazione poststenotica. Meno frequentemente, i sintomi sono quelli dell’ostruzione venosa, connotati da: trombosi, sindrome di Paget-Schroetter. La condizione si estrinseca con edema, discromia dell’arto, distensione delle vene superficiali e dolore. All’esame obiettivo, nei casi di trombosi consensuale, si apprezza un’area di moderata sofficità al di sopra della vena ascellare e una struttura cordoniforme corrispondente al decorso della vena.</p>
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<p><strong>Diagnosi</strong>: difficile sia per la aspecificità dei sintomi che possono essere causati anche da altre patologie (artrosi cervicale o della spalla, sindrome miofasciale) sia perché il frequente riscontro anamnestico di traumatismi distorsivi del rachide cervicale o di alterazioni posturali portano spesso ad attribuire i disturbi riferiti dal pz a questi eventi.</p>
<p><strong><em>Manovre semeiologiche</em></strong></p>
<p>La valutazione clinica si basa per lo più sulla ricerca di segni di perdita o diminuito polso radiale e la riproduzione di sintomi che classicamente si basa sulle seguenti manovre:</p>
<p>-          <strong>Test di Adson o test dello scaleno</strong>: questa manovra mette in tensione i muscoli scaleni anteriori e medi e pertanto fa diminuire lo spazio tra i loro ventri esarcebando ogni compressione pre-esistente sull’arteria succlavia e il plesso brachiale. Il paziente viene invitato a mantenere il respiro, iperestende il collo e ruota la testa verso il lato affetto. La diminuzione del polso radiale suggerisce una compressione.</p>
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<p>-          <strong>Test costoclavicolare ( test della posizione militare)</strong>: le spalle vengono spinte verso il basso e posteriormente. Questa manovra  fa diminuire lo spazio costoclavicolare, giustapponendo la clavicola con la prima cosa e pertanto tende a comprimere il fascio vascolo-nervoso. Cambiamenti del polso radiale sono indicativi.</p>
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<p><strong>-  Test dell’iperadduzione</strong>: quando un arto è iperaddotto a 180°, la componente neurovascolare è trascinata verso il tendine del muscolo piccolo pettorale, il processo coracoideo e la testa dell’omero. Se il polso radiale diminuisce, andrebbe sospettata una compressione.</p>
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<p><strong>Indagini strumentali</strong>:</p>
<p><strong><em>RX del torace e cervicale</em></strong>: può mettere in evidenza anomalie ossee, in particolare la presenza di coste cervicali e cambiamenti degenerativi. Se a tale esame si mette in evidenza la presenza di lesioni osteofitiche o il ristringimento dello spazio vertebrale, si ricorre a TC allo scopo di una valutazione morfologica più accurata.</p>
<p><strong><em>Elettromiografia e velocità di conduzione nervosa:</em></strong> questi test trovano applicazione nella diagnosi differenziale delle sindrome dolorose e motorie dell’arto superiore. La sintomatologia può essere scatenata dalla compressione in vari livelli: spinale, stretto toracico, gomito. Per la diagnosi viene posizionato un elettrodo catodo lungo il decorso del nervo ( velocità normale &gt; 55 m/sec).</p>
<p><strong><em>Angiografia:</em></strong> l’angiografia periferica è indicata in alcuni casi, come in presenza di una massa pulsatile paraclavicolare, l’assenza di polso radiale. In casi di stenosi od ostruzione venosa, come nella sindrome di Paget-Schoetter, la flebografia può mettere in evidenza l’estensione della trombosi e lo stato della circolazione collaterale.</p>
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<p><strong>Diagnosi differenziale</strong></p>
<p>La sindrome dello stretto toracico superiore va differenziata da svariate condizioni.</p>
<p><em>Malattie neurologiche:</em></p>
<ul>
<li><strong>Ernia del disco a livello cervicale:</strong> il dolore si irradia alla spalla e all’arto omolaterale. L’erniazione classicamente avviene tra C5 e C6 o tra C6 e C7. I primi segni sono il dolore e la rigidità nucale. Il dolore si può irradiare sul lato mediale della scapola, spalla e parete toracica anteriore. Anestesia e parestesia alle dita può concomitare. Il muscolo bicipite e l’estensore radiale del polso sono deboli e il riflesso bicipitale è abolito. Raramente si riscontra un’ernia tra C7 e T1.</li>
<li><strong>Spondilosi cervicale:</strong> malattia degenerativa del disco intervertebrale e dell’adiacente margine vertebrale che causa la formazione di speroni a livello del forame intervertebrale.</li>
<li>
<pre><em>Malattie toraciche:</em></pre>
<ul>
<li><strong>Tumore del solco superiore</strong></li>
<li><strong>Spasmo esofageo diffuso</strong></li>
</ul>
<p><em>Malattie addominali:</em></p>
<ul>
<li>(dolore alla spalla destra): <strong>colecistite acuta</strong> – manca l’irradiazione al braccio controlaterale</li>
<li>(dolore alla spalla sinistra): <strong>infarto splenico</strong>.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><strong>Terapia</strong>:</p>
<ol>
<li>Comportamentale: evitare di portare carichi pesanti, dormire in decubito dorsale con testa e collo in lieve flessione e le braccia lungo il corpo</li>
<li>Fisioterapico: Gli obiettivi del trattamento fisioterapico sono l’aumento del tono dei muscoli sospensori dell’articolazione acromio-clavicolare, aumentando lo spazio omonimo, ed il ripristino di una postura normale correggendo la tendenza alla caduta della spalla.</li>
<li>Medica: Il trattamento trombolitico in fase acuta è indicato in caso di severa e precoce ipertensione venosa distrettuale. Dopo la fase acuta: trattamento miorilassante e antidolorifico (fans) + terapia anticoagulante.</li>
<li>Chirurgica:  Se i sintomi neuro-vascolari non recedono o la velocità di conduzione non migliora, la resezione chirurgica della prima costa o della costa cervicale ( se presente) vanno considerate attraverso una <em>toracoplastica superiore alta sec. Clagett </em>o una<em>toracoplastica anteriore sec. Falconer </em>o attraverso<em> l’accesso transascellare sec. Roos</em>.</li>
</ol>
<p><strong>Approfondimento: </strong></p>
<p><strong>Resezione transascellare della prima costa sec. Roos</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>E’ una tecnica che permetta la rimozione della prima costa con decompressione di C7, C8 e T1. La resezione viene condotta senza il bisogno di esporre il grande muscolo pettorale ( come avviene per l’approccio anteriore), di retrarre il plesso brachiale. Inoltre il tempo di degenza, adottando tale tecnica è nettamente diminuito.</p>
<p>Il paziente viene posizionato il decubito laterale, con l’arto abdotto di 90°. Viene praticata un’incisione trasversa a livello ascellare tra il muscolo grande pettorale e il latissimus dorsi per esporre la fascia toracica.</p>
<p><a href="http://medmedicine.it/sito/wp-content/uploads/2012/09/7.png" rel="fancybox[559]"><img alt="" src="http://medmedicine.it/sito/wp-content/uploads/2012/09/7.png" width="593" height="334" /></a></p>
<p><a href="http://medmedicine.it/sito/wp-content/uploads/2012/09/8.png" rel="fancybox[559]"><img alt="" src="http://medmedicine.it/sito/wp-content/uploads/2012/09/8.png" width="475" height="346" /></a></p>
<p><a href="http://medmedicine.it/sito/wp-content/uploads/2012/09/9.png" rel="fancybox[559]"><img alt="" src="http://medmedicine.it/sito/wp-content/uploads/2012/09/9.png" width="449" height="356" /></a></p>
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<h3>Presso lo Studio di terapia manuale Kinesys di Villa Verucchio si eseguono trattamenti per la sindrome dello stretto toracico</h3>
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